30 maggio 2013

Assemblea degli Azionisti

​John Elkann in grande spolvero presiede l'assemblea della holding che controlla Fiat e Fiat Industrial, ma anche Sgs e Cushman & Wakefield. Al termine della riunione indugia compiaciuto davanti ai grandi trattori, ai camion e alla gigantesca mietitrebbia del Fiat Industrial Village, il grande centro torinese dei veicoli commerciali e movimento terra: «Abbiamo scelto questa sede - spiega - perché Fiat Industrial è in termini di valore la società più importante di Exor, rappresenta un terzo del valore delle nostre attività».

Elkann si dice orgoglioso del lavoro fatto negli ultimi dieci anni in Exor: «Ci siamo globalizzati, abbiamo semplificato e abbiamo ridotto il debito». Già, la globalizzazione. Il presidente di Fiat si accalora quando racconta le difficoltà che incontra per far capire in Italia quanto la nuova dimensione del gruppo porti benefici al Paese. «C'è poca coscienza di quanto ciò sia positivo. Invece di avere timore della globalizzazione bisogna essere aperti, il mondo è cresciuto».

Per questo Exor crede «nelle grandi prospettive» di Fiat-Chrysler» e farà la sua parte nel sostenere l'integrazione. Parlare di tempi e modalità della fusione «è prematuro». Ma il ruolino di marcia si può immaginare e prevede l'accordo con il fondo Veba sul prezzo per acquistare il 41,5% di Auburn Hills, la fusione e il collocamento. Il presidente di Exor e Fiat usa una metafora: «Se la torta è molto buona, più fette hai meglio è». Chiaro il segnale ai mercati. Che non dovranno nemmeno preoccuparsi, in prospettiva, che Exor batta cassa. Le risorse le ha già in cassa: 1,2 miliardi a disposizione. Su questo punto Elkann è categorico: «Exor non aumenterà il proprio capitale. Non lo faremo nel modo più assoluto perché abbiamo le risorse necessarie per fare gli investimenti».